builderall

My Image

Eccola la vera didattica a distanza.

In ogni situazione, anche la più difficile o disperata, c?è modo di imparare. O di insegnare.

E io di maestri ne ho tanti.

Il mio più caro, amato e odiato è sempre lui: il dolore.

Sto parlando di quello fisico.

Il dolore psicologico arriva, anche lui certo, ma adesso non è la sua ora? magari dopo la ricreazione.

Il dolore fisico è il mio maestro. Uno dei miei maestri.

Lui arriva e sale in cattedra.

Ecco perché è un maestro.

Non è uno che ha scritto un libro e se ti interessa te lo vai a studiare. Lui entra in classe, sale in cattedra e non puoi fare a meno di ascoltarlo.

Parla a voce alta.

Ti guarda dritto in faccia.

E il cuore ti inizia a battere.

Ma perché è un bravo maestro? Cosa ti insegna?

La materia più importante: te stesso.

Quando c?è lui in classe non puoi più dimenticarti di te.

E se c?è qualcosa che prima tolleravi, ora non puoi più.

È come se quell?energia che investivi nel tenere tutto apposto, ora non la puoi più investire lì.

Ora serve a te.

Ora sei tu la priorità, perché lui è capace di puntare in un nanosecondo tutti i riflettori su di te.

Ti trovi lì, spalle al muro, interrogato. Non si scappa più.

Ma se lo guardi bene in faccia allora cambia tutto. Ti accorgi che i suoi occhi sono i tuoi, la sua voce è la tua. Le domande che ti fa sono quelle che tu stesso non hai il coraggio di farti e ti toglie dall?impasse.

E come tutti i maestri, ha una sua missione, un suo scopo: farti superare l?esame finale.

E dimostrare di avere imparato la lezione è la mia sfida.

Quando il maestro va via, sei capace di applicare quello che lui ti ha insegnato?

Riesci a rimanere con i riflettori puntati su di te?

Riesco a rimanere con i riflettori puntati su di me?

Grazie maestro.

Io studio, ascolto e imparo.

Per mia fortuna è quello che so fare meglio.

Però magari, la seconda ora, è possibile fare un po? di ginnastica?